Sulle tracce dei Briganti, nell’Aspromonte che sa di mito

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Sulle tracce dei Briganti, nell’Aspromonte che sa di mito

di Franco Chiaramonte

Eccoli i Briganti! Eccoli si avvicinano! Le ombre, i volti asciutti, gli sguardi duri. Banditi, vendicatori, ribelli. Comunque contro! Contro un mondo in cui non hanno spazio se non conquistandolo con la forza. Un mondo in cui non avrebbero storia se non imponendone una scritta da loro… a qualunque costo.

Quando lasciamo Reggio Calabria per salire lungo le strade dell’Aspromonte i Briganti di ieri (mito e fascino) e quelli più recenti (banditi crudeli) li sento, anche se non li si incontra più, anche se il tempo li ha cancellati, o ne ha spostato l’azione, e ci ha lasciato tracce che popolano il mio immaginario di camminatore che aspetta di percorrere questi sentieri.

Poi l’Aspromonte si rivela. Paesaggio antico che ha ospitato storie di popolazioni, con i loro dei,miti, banditi ed eroi, guerre e luoghi di riscatto. Paesaggio che sembra quasi indifferente allo scorrere del tempo. Boschi mossi dal vento e dal soffio delle storie. Meraviglie e suggestioni, ombre e inquietudini. Funghi che popolano il sottobosco; funghi che possono deliziare e avvelenare, perché devi conoscerli per goderne o starne lontano.

Poi c’è Marta, che, dopo un giorno, ha male ai piedi e non cammina più con gli scarponi. Marta che mette sandali e calzettoni perché non ci si ferma! E allora è pellegrina in Aspromonte, pellegrina per chilometri, sino a quando torna, con i sandali ai piedi, nella città del passeggio.

E ci sono le felci. Alte, distese su pianori che si perdono in mezzo a foreste. E guardi e vedi un altro mondo, un altro tempo, e te le immagini popolate di altri esseri.

Poi c’è Andrea. Che non è di Roma: è Roma. Alto come un centurione, che ti guarda in sottecchi ammiccando. Sempre avanti al gruppo che diventa legione.

E ci sono i larici, i pini, gli abeti, il profumo del bosco. E c’è anche la nebbia che a volte sfuma il gruppo che si sfilaccia.

Poi c’è Sandro, il narratore, guida, consigliere, forse spirito di queste foreste, temporaneamente prestato ai camminatori.

E gli animali veri che popolano questo modo, li senti, anche se non li vedi, incontri le orme, ne osservi il movimento nel cielo.

Poi c’è Annalisa. Che è di Verona e parla con frasi che sono sempre in crescendo, di tono, quasi a metterti in riga. E Cosetta che è stupita. Cinzia che non alza mai il tono, ma è precisa.

Vincenzo che sta qui e li, guarda tutto ed è pronto di spirito.

E Domenico, che ha il passo che sembra non faticare mai e parla di funghi e di finanza e raccoglie tracce e segni del nostro passaggio.

Lavinia che cammina sempre a fronte alta. Antonio che è orgoglioso di questa terra che ha lasciato per andare al nord da sempre, ma che è sempre sua. Loredana tormentata dal faticare e dalla consapevolezza.

E Menia che fa il Sentiero, ma fa anche altro: scrive, intraprende, combatte, contro la fatica e la corrente. Ed è tosta, e ha gli occhi che sorridono.

Poi c’è Nicola, che sta in fondo e allarga le braccia come a raccogliere il gruppo e le storie per raccontarle e cantarle in un altro viaggio.

E poi tanti altri, 23, che hanno incontrato i boschi, le leggende, i racconti. Hanno vissuto assieme bene, senza conoscersi, anzi conoscendosi subito, come fanno le donne e gli uomini che amano condividere e donarsi del tempo, e cercare nell’incontro con altri il piacere più importante della vita. E hanno conosciuto Antonio Barca, figlio di Annibale, con il suo cane Amilcare, chissà se lontano discendente di quell’Annibale Barca che di qui non è passato, ma ci si sarebbe trovato bene.

E c’è l’Aspromonte, ospitale, che ha mostrato la sua ricchezza e i suoi meravigliosi sapori, ha indicato i mari in lontananza, ha  svelato sculture di muschi e tronchi, non ha nascosto le cattiverie che gli uomini possono fare. Ha interrogato i camminatori quasi allargando le braccia, come Nicola, per raccogliere e cercare di capire e cambiare, perché si racconti l’Aspromonte con i suoi silenzi e il respiro antico e la bellezza e il piacere di scoprirla e viverla, come la gente bella, come i miei compagni di viaggio. Si torna ottimisti, con l’Aspromonte e le persone negli occhi e dentro di noi.

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